sabato 24 marzo 2012

Pasqua e rose.........

uova di Pasqua e ..........rose!








via google

dolce Pasqua.......

Uovo di Pasqua ripieno ..❤ da lericettedipetalina
 Preparazione 330 g di cioccolato fondente
 300 g di pan di Spagna in forma rettangolare
 80 g di burro 
 30 g di nocciole pelate
 20 g di zucchero 
 3 dl di panna da montare 
 50 g di canditi misti
 1 cucchiaino di cannella in polvere 
 2 bicchierini di Porto
 1) Fate sciogliere a bagnomaria 200 g di cioccolato fondente, lasciate riposare per un paio di minuti e versate all'interno di uno stampo a forma di mezzo uovo A. Realizzate uno strato di poco piu di 1 cm di spessore e lasciate consolidare. 2) Passate al mixer le nocciole e fatele insaporire con lo zucchero in un tegame a fiamma bassa. Aggiungete il burro, 50 g di cioccolato, e fate fondere il composto. Al termine, unite i canditi tagliati a dadini. Montate la panna; dividete il pan di Spagna a fette e imbevetele con il Porto. Sistematene una parte all'interno dell'uovo e spalmate con meta della crema al cioccolato.
 3) Distribuite 1/3 della panna, quindi ripetete la sequenza degli strati con il pan di Spagna e la crema di cioccolato rimasti e 1/3 di panna B; terminate con uno strato di pan di Spagna. 
 4) Fondete il restante cioccolato e spalmatelo sul pan di Spagna C, sigillando l'uovo. Lasciate raffreddare per 2 ore, quindi liberatelo dallo stampo capovolgendolo sul piatto di portata. Guarnite con la panna montata rimasta, mescolata con la cannella.

dolce Pasqua........

Colomba di Pasqua (difficile.....!)

Informazioni Generali 
Preparazione: 20 ore - Cottura: 40 min - 
Dosi per: 8 persone -Ingredienti per l'impasto • Arance candite 75 gr • Arance la buccia grattugiata di 1 • Burro 250 gr • Cedro candito 75 gr • Farina manitoba 400 gr • Farina bianca "00" 200 gr • Latte fresco intero 180 ml • Lievito di birra 12 gr • Limoni la buccia grattugiata di 1 • Malto 1 cucchiaino • Miele 50 gr • Sale 5 gr • Uova medie 6 tuorli • Vaniglia 1 bacca • Zucchero 160 gr Ingredienti per la glassa • Mandorle intere e non spellate 50 gr • Mandorle farina 80 gr • Uova l'albume di 2 • Zucchero granella 50 gr • Zucchero a velo vanigliato 80 gr
 Preparazione La difficoltà di preparazione della colomba pasquale stà nella sua lavorazione, che è piuttosto lunga e laboriosa; l’importante è non avere fretta per permettere all’impasto la giusta lievitazione. PRIMO IMPASTO Sbriciolate il lievito in una ciotola ed aggiungete 50 ml di latte tiepido, il malto, 100 gr di farina 00. Impastate per bene e poi formate una palla e mettetela a lievitare in una ciotola coperta con pellicola in luogo tiepido (il forno spento con la luce accesa andrà bene) per almeno 30 minuti. SECONDO IMPASTO Prendete l’impasto lievitato e impastatelo con 80 ml di latte tiepido e 100 gr di farina 00: dovrete ottenere un impasto morbido che lascerete lievitare nelle stesse condizioni di quello precedente per almeno 30 minuti. TERZO IMPASTO Unite l’impasto lievitato a 150 gr di farina manitoba, 60 gr di zucchero, 50 ml di latte tiepido e lavorate l’impasto per almeno 15 minuti, poi unite 80 gr di burro ammorbidito, poco per volta fino al completo assorbimento dell’impasto. Quando avrete ottenuto una pasta elastica ed omogenea, formate una palla e mettetela dentro ad una ciotola coperta con pellicola trasparente e porrete nel forno spento con luce accesa per almeno 2 ore. QUARTO IMPASTO All’impasto lievitato unite ora 5 gr di sale, 100 gr di zucchero, la vaniglia, la buccia degli agrumi grattugiata, 50 gr di miele e le uova, alternando l’aggiunta di 100 di farina manitoba; in ultimo aggiungete 170 gr di burro ammorbidito poco per volta. Impastate bene fino ad ottenere un composto liscio ed elastico, quindi in ultimo unite 75 gr di arancia candita a cubetti e 75 gr di cedro candito. Formate una palla e mettete a lievitare l’impasto in una ciotola capiente spennellata con del burro ammorbidito per circa 12 ore. QUINTO IMPASTO Prendete l’impasto lievitato mettetelo su di una spianatoia e lavoratelo per qualche minuto, poi, adagiatelo nell’apposita forma di carta per colomba e lasciatelo lievitare fino al raddoppiamento del volume (almeno 3 ore). Nel frattempo preparate la glassa per la colomba: sbattete con i rebbi di una forchetta gli albumi dentro ad una ciotola, aggiungendo a mano a mano lo zucchero a velo e la farina di mandorle (o se preferite di nocciole tostate). Dovrete ottenere un composto denso che una volta messo sulla colomba non coli ai lati. Ricoprite quindi la colomba e poi cospargetela con le mandorle e lo zucchero in granella. Infornate la colomba in forno statico già caldo a 200° per i primi 10 minuti e poi abbassate la temperatura a 180° proseguendo per altri 30-40 minuti, fino a cottura ultimata (fate la prova stecchino per verificare l’avvenuta cottura). Estraete la colomba dal forno, lascia tela raffreddare e poi cospargetela con un filo di zucchero a velo vanigliato, quindi servite! Consiglio Visti i lunghi tempi di lievitazione richiesti per ottenere un dolce soffice e gustoso, vi consigliamo di iniziare la preparazione il sabato pomeriggio in modo tale da finire il 4° impasto la sera ed avere tutta la nottata a disposizione per la lievitazione, la domenica mattina riprendete l’impasto lavorandolo qualche istante e contando 6 ore di ulteriore lievitazione, la vostra colomba sarà pronta per essere cotta nel pomeriggio della domenica. 

sabato 17 marzo 2012

fiera di San Giuseppe...La Spezia

Grande weekend di festa alla Spezia, in occasione della tradizionale Fiera di San Giuseppe, in programma per le vie e le piazze della città con stand e bancarelle da sabato 17 fino a lunedì 19 marzo, dalle 08.00 alle 20.00. Il clou degli avvenimenti è proprio sabato 17, con l'edizione 2012 della Notte Bianca. Musica dal vivo, dj set e aperitivi in piazza sono le parole d'ordine della serata: alle ore 22.30, piazza Garibaldi si trasforma in un grande palcoscenico per il concerto live del gruppo partenopeo degli Almamegretta, che vedranno alla guida lo storico frontman Raìz. Spostandosi in piazza Fanigliulo, alle ore 22.00, la musica continua con lo spettacolo Una piazza per le canzoni di Franco, dedicato al cantautore spezzino Franco Fanigliulo. E ancora concerti e spettacoli in giro per il centro. Qui il programma completo della Notte Bianca. Tanta musica ma anche cultura, in occasione della Notte Bianca spezzina. Sabato 17 tutti i principali musei rimangono aperti fino alle 21.00. Oltre alla possibilità di ammirare le opere d'arte, le sale del Camec, in piazza Battisti, ospitano, alle ore 21.30 lo spettacolo teatrale Il gallerista, interpretato da Maria Galasso e Ivano Malcotti. Anche i più piccoli possono usufruire delle stanze museali, passando una notte tra le opere d'arte, muniti di sacco a pelo, a partire dalle ore 21.00, con l'iniziativa Notte al Camec (info: 0187 734593). Anche durante il pomeriggio di sabato 17 marzo, alle ore 16.00, i bimbi possono divertirsi con il laboratorio ludico-creativo Metti il gioco in arte, al Museo Lia in via del Prione 234, mentre domenica 18 marzo, le iniziative continuano alle ore 16.00, con l'appuntamento Il collezionista di uova, al Museo Etnografico di via del Prione 156. La festa di San Giuseppe non è l'unico evento in agenda alla Spezia. Da sabato 17 fino a domenica 25 marzo si svolgerà, infatti, all'interno dello spazio espositivo Speziaexpò di via del Canaletto, la Fiera Campionaria Città della Spezia, l’esposizione dei settori industriale, commerciale, artigianale e agricolo che rimane aperta al pubblico dalle 10.00 alle 19.30 nei giorni festivi e dalle 15.30 alle 19.30 nei giorni feriali (ingresso 5 Eu, info: 0187 513131). Chi ha voglia di divertirsi e di uscire per apprezzare i primi scampoli di primavera può già approfittare delle iniziative di venerdì 16 marzo. Si parte alle 22.30 con la musica live del gruppo rock spezzino King Mastino, sul palco dello Shake Club di via Valdilocchi 9 alla Spezia. Chi vuole trascorrere la serata immaginando i paradisi africani può darsi appuntamento al centro giovanile Diama Ruggiero, in via Monteverdi 117, per l'iniziativa Con-fusion per fonderci senza confonderci: dalle ore 19.00 sono in programma stage di danza afro e concerti dal vivo, il tutto coronato da una cena etnica (ingresso 20 Eu, 15 Eu per i soci, info: 346 3619001). Venerdì 16 marzo, alle ore 21.00, gli appassionati di teatro si daranno appuntamento all'Astoria di Lerici in via Nino Gerini 18 per lo spettacolo Vecchia sarai tu, interpretato dall'attrice Antonella Questa. Sul palco le storie di tre donne che affrontano in maniera diversa l'inesorabile avanzare dell'età, tra gioie e dolori. La musica si fonde con la letteratura, venerdì 16 marzo alle ore 19.00, presso circolo arci Origami di via Manzoni 39/41 alla Spezia: Jessica Dainese presenta il suo libro Le Ragazze del Rock. Pomeriggio di letture anche quello di sabato 17: alle 17.45, presso la Sala Consiliare di piazza Bacigalupi 9 a Lerici si svolge un reading dedicato alla poesia russa a cura di Angelo Tonelli, Un certo futuro rimbombo; alle ore 18.00, alla libreria Ricci di via Chiodo alla Spezia viene presentato Superzelda. La vita disegnata di Zelda Fitzgerald, di Tiziana Lo Porto, dedicato alla vita della scrittrice statunitense, moglie di Francis Scott Fitzgerald. Non possono mancare, infine, gli eventi dedicati alla buona tavola: venerdì 16 marzo, alle ore 20.30, per l'iniziativa Lerici a tavola che ha come obiettivo quello di far conoscere ai buongustai le specialità dell'estremo levante ligure attraverso un tour gastronomico nei ristoranti della zona si cena nelle sale dell'Hotel del Golfo in via Nino Gerini 37 a Lerici, tra piatti di mare e di terra.

venerdì 16 marzo 2012

panorama





Coniglietti Pasquali      
                                                                                               
  Ingredienti per 10/12 coniglietti 500 gr di farina 00 100 ml di latte tiepido 120 gr di zucchero 130 gr di burro 130 gr di ricotta 25 gr di lievito di birra fresco 2 uova 1 bustina di vanillina 1/2 cucchiaino di sale 
Per decorare succo di limone zucchero a velo pepite di cioccolato

 Procedimento Scaldare per 1 minuto il latte nel microonde, aggiungere il cubetto di lievito e un cucchiaino di zucchero preso dai 120 gr necessari per la ricetta. Lasciare agire il lievito per almeno 10 minuti o fino a che in superficie non si sarà formata una schiuma tipo cappuccino. Mescolare tutti gli ingredienti nel Kenwood con la frusta a uncino fino a che l’impasto non si sarà incordato e si staccherà perfettamente dalle pareti. Coprire con pellicola, mettere in luogo caldo (io metto in forno a 40°C) e far riposare per 30 minuti. Trascorso questo tempo l’impasto deve essere raddoppiato di volume, così non fosse, attendere ancora mezz’ora. Appena l’impasto sarà raddoppiato di volume, lavorarlo su un tagliere infarinato e tagliare l’impasto in 10/12 pezzi dai quali ricaveremo 10/12 filoncini. Tagliare il singolo filoncino in 3 parti e ricavarne: un filoncino lungo (per il corpo del coniglietto) un filoncino medio (saranno le orecchie) e una piccola pallina (sarà la coda). Per semplificare questo è ciò che si dovrà ottenere: Comporre il coniglietto: arrotolare su se stesso il filoncino lungo e sistemarlo sulla teglia del forno ricoperta di carta forno, in questo modo avremo il corpo del coniglietto. Tagliare il filoncino medio con un taglio diagonale e collocare muso ed orecchie ottenute sul corpo. Attaccare la pallina sul corpo del coniglietto dandole la forma di un triangolo. Posizionare la pepita di cioccolato sul muso del coniglietto. Coprire con pellicola e fare lievitare (sempre in forno a 40°C) fino al raddoppio per 30 minuti. Infornare a 180°C per 15 minuti, lasciare raffreddare su una gratella e glassare con il succo del limone spremuto e lo zucchero a velo ben amalgamati.
( da: oggipanesalamedomani.it....grazie)

Schiacciata Pasquale

dalla Toscana: Schiacciata Pasquale            
                                                                                                        Ingredienti: 350 grammi di acqua, 30 grammi di lievito di birra, 1 pizzico di sale, 500 grammi di farina, 200 grammi di zucchero, 5 uova, 80 grammi di burro, 1 arancia, 1 cucchiaio di semi di anice, 1 bicchierino di Strega

 Preparazione: Prendere un grosso recipiente di plastica e fare sciogliere in 350 grammi di acqua tiepida il lievito con un pizzico di sale e un cucchiaino di zucchero. Lasciate a lievitare per 30 minuti circa, possibilimente vicino ad una fonte di calore (non eccessiva). Passati i minuti necessari aggiungere poco per volta nel recipiente la farina, mescolando di continuo, quindi allo stesso modo lo zucchero. Sbattere 4 uova e incorporarle nell'impasto. Unire quindi anche il burro ammorbidito, i semi di anice schiacciati e la scorza dell'arancia. Amalgamare bene tutti gli ingredienti, poi passare l'impasto su di un piano da lavoro e continuare ad impastare. Lasciare quindi lievitare per almeno 3 ore coperto e al caldo, al riparo dall'aria. Riprendere l'impasto e impastare ancora, aggiungendo anche il bicchierino di liquore, poi mettrelo in una forma leggermente imburrata e infarinata. Mentre si lascia scaldare il forno a 200°, sbattere un albume con poca acqua e un cucchiaino scarso di zucchero per spennellare il dolce sulla superficie, in modo da renderlo lucido. Infornare e cuocere per 40 minuti circa, fino a quando il dolce non prende un bel colore dorato scuro all'esterno e provando con uno stuzzicadenti lungo che sia cotto anche all'interno. 
 Tempo di Cottura: 40 minuti
 Categoria: Torte dolci


si avvicina Pasqua....ricettine ^_^

Torta Pasqualina           
                                                                                               Ingredienti: Per la pasta: 400 g di farina bianca 2 cucchiai d'olio extravergine d'oliva sale acqua Per il ripieno: 500 g di bieta 200 g di ricotta (o di latte cagliato) 50 g di burro fuso 6 uova 1 cucchiaio di maggiorana fresca (1 cucchiaino se essiccata) 4 cucchiai di parmigiano grattugiato 4 cucchiai di pecorino grattugiato 1 bicchiere di latte 1 bicchiere d'olio sale e pepe  

    Preparazione: Impastare la farina con l'olio e il sale; aggiungere man mano tanta acqua tiepida quanto basta per ottenere un impasto consistente e morbido; lavorarla finché si formino delle bollicine d'aria. Coprire con un tovagliolo umido e far riposare (chi lo volesse può usare pasta sfoglia surgelata). Stendere 6 sfoglie il più sottili possibile con un mattarello, perché questo piatto tradizionale ligure è tanto più buono quanto più sottili sono le sfoglie di pasta. Pulire la bieta, lavarla e cuocerla in una casseruola con poco sale, senz'altro. Cuocere a fuoco basso, e con il coperchio, per 6 minuti. Appena cotta strizzarla bene, tritarla finemente e metterla in una ciotola grande. Aggiungere la ricotta sbriciolata (o il latte cagliato), 2 uova intere, il parmigiano grattugiato, metà pecorino e la maggiorana: se l'impasto è troppo solido, ammorbidire con il latte. Foderare con una sfoglia uno stampo apribile, unto d'olio, ungere la sfoglia con un pennello intinto nell'olio e sovrapporne a una a una, le altre due, ungendole sempre con l'olio tranne l'ultima. Disporre il ripieno e con un cucchiaio scavare 4 incavature in cui si porranno le uova intere, crude. Salare e cospargere con il resto del pecorino. Chiudere con una sfoglia di pasta e sovrapporvi le altre due, sempre ungendo con il pennello da cucina la superficie tra una e l'altra. Sigillare con i ritagli di pasta formando un cordone tutt'intorno al bordo. Ungere la superficie con un po' d'olio e perché risulti più dorata, con parte di un uovo intero battuto; bucare la superficie con uno stuzzicadenti, facendo attenzione a non rompere le uova e infornare in forno già caldo, a 200°C, per 40 minuti. Si può servire tiepida, ma anche fredda, durante il pranzo del lunedì di Pasqua.

mercoledì 14 marzo 2012

link utili

                      

                                http://www.aptmassacarrara.it



città d'arte


La Liguria ha un buon successo per quanto riguarda il turismo culturale e artistico, con le grandi città d’arte che ben si plasmano alle altre cittadine consigliate, nel variegato territorio ligure. La prima città d’arte in Liguria che consigliamo di visitare non può essere che Genova. Conosciuta per l’ampio centro storico e i tipici caruggi, strette vie tra gli alti edifici. Si mescolano diversi stili artistici nei luoghi di culti o tra le costruzioni più rappresentative. Tutte all’ombra della Lanterna. Le città d’arte liguri sono anche piccole realtà, neanche tanto conosciute, ma non per questo di minor valore. Osservando Ameglia ci si rende conto del suo passato storico, ben rappresentato dal borgo medievale e considerato tra i più belli della penisola. Altre città artistiche, che meritano un’accurata visita, sono concentrate nella cosiddetta Riviera Ligure, il lungo tratto costiero della regione. Tutte le città d’arte in Liguria hanno un nesso inestinguibile con il mare. Le grandi protezioni murarie, a volte ancora presenti nelle città turistiche, dimostrano i frequenti attacchi pirateschi. Portovenere si trova in provincia di La Spezia e vanta il riconoscimento dell’Unesco come Patrimonio dell’Umanità. È una meta ambita del turismo artistico ligure, grazie al bellissimo centro storico e la posizione all’interno delle Cinque Terre. Concludiamo la breve rassegna delle migliori città d’arte liguri con Lerici, località medievale dello spezzino e antico possedimento genovese pisano.

giovedì 8 marzo 2012

ROSE........sulle ruote

foto via google.........^_^




Rose


Rose tra le note....





Panorama




La Locanda delle Rose in inverno.....tanto verde

itinerari Bassa Val di Magra


ITINERARI COLLINE MARINE
Bassa Val di Magra
(Bassa Lunigiana)
PROVINCIA DELLA SPEZIA

A cura dell’Ufficio I.A.T
Assessorato al Turismo
Comune di Castelnuovo Magra
Tel. 0187 693306 – ufficioturismo@castelnuovomagra.com
Assessorato 0187 693837 – turismoesport@castelnuovomagra.com



  • LUNI ZONA ARCHEOLOGICA
  • ORTONOVO
  • NICOLA
  • CASTELNUOVO MAGRA
  • SARZANA

1 - LUNI
ZONA ARCHEOLOGICA
(Museo Nazionale)
Chiuso il lunedì – il 25 dicembre – il 1 gennaio – il 1 maggio
Orario: dalle 9.00 alle 19.00

Sito archeologico dell’antica LUNA, colonia romana fondata nel 177 A.C e diventata celebre in età imperiale grazie all’escavazione del marmo ‘lunense’ (oggi ‘carrara’) dalle vicine cave sulle Alpi Apuane. In età cristiana sede di diocesi, verrà definitivamente abbandonata nel 1204 (data ufficiale del trasferimento della sede vescovile a Sarzana).

Itinerario interno: comprende un percorso attraverso gli scavi e la visita ai siti museali, costituiti dal Museo Principale e da altre sezioni museali distaccate, ospitate nei casali Fabbricotti (edifici giallo ocra).

Scavi
Aree Pubbliche                                              Aree Private

- Forum                                                            - Domus degli Affreschi
- Area Capitolina                                                          - Domus Settentrionale
- Grande Tempio (ded. alla dea Luna)        - Domus dei mosaici
- Basilica Civile                                             - Domus di Oceano                        
- Tempio di Diana (scavi in corso)

Museo
Principale                         edificio della fine degli anni ’60.
                                            Posto sull’area capitolina, attesta le diverse fasi di vita dell’insediamento con reperti provenienti dall’edilizia pubblica e privata:
sezione statuaria; sezione reperti ceramici; sezione mista: anfore, reperti in  vetro; reperti bronzei, avori, pietre e numismatica.

Casali Fabbricotti            case coloniche ottocentesche di proprietà Fabbricotti (celebre magnate del marmo,  proprietario di cave e, fino agli anni ’20 del XIX sec., della Tenuta di Marinella). Fu il promotore di scavi archeologici, che gli permisero di realizzare una collezione di reperti esposta originariamente nella sua Villa del Colombarotto, a Carrara (attuale Questura), poi ceduta al Museo Civico della Spezia (oggi nel Castello di S. Giorgio).
                                            I casali furono costruiti sfruttandoin parte le fondamenta delle abitazioni dell’antico insediamento.

Casale Fontanini              Sezione epigrafica.;
sono visibili i resti della Domus Settentrionale sulle cui fondamenta l’edificio è stato costruito.
Casale Caleo                     Sezione dell’edilizia privata: affreschi, mosaici, reperti che attestano la continuità abitativa fino all’epoca alto-medievale.
Casale Maurino                Sezione del Grande Tempio: edificio sacro dedicato alla divinità lunare, che dava il nome alla città.

Anfiteatro                          Edificio i cui resti sono visibili nel suburbio orientale, fuori dall’area archeologica. Osserva dunque un orario particolare, di cui prendere visione alla biglietteria.

2 – ORTONOVO

Sulla sommità di un colle a 283 m. s.l.m, l’insediamento è a forma di ferro di cavallo e si avvolge intorno al polo emergente della Chiesa che ha sostituito una fortificazione antica. Di questa fu riutilizzato il torrione, trasformandolo in campanile. L’originaria circolarità del borgo si è comunque modificata, a casa della sua più recente espansione.
Fondato tra l’XI e il XII, Ortonovo inizialmente faceva parte dei territori dipendenti dalla Corte di Iliolo, sottoposti alla giurisdizione vescovile. Il sito era già conosciuto prima del 1000 per la bella posizione e la salubrità dell’aria. Citato in un documento del 997 d.C. con il nome di Corficiano, è nel XIII sec. che lo troviamo per la prima volta con il nome attuale di Ortonovo.
                                            Acquistato nel 1404 da Paolo Guinigi, nel 1467 si sottometterà invece alla Signoria fiorentina, per poi passare definitivamente nel 1495 al Banco di S. Giorgio di Genova.
                                            Nel XVIII secolo Ortonovo con la vicina Nicola perde la contesa che lo opponeva a Sarzana, per il possesso delle terre emerse della piana di Luni (questione ‘della Marinella’).


Due sono le porte di accesso:

quella principale si apre sulla Piazza della Chiesa (Piazza di Sotto); la seconda, a livello inferiore e rivolta verso la valle del fiume Parmignola a nord, si apre su una stradina che scende ai campi, con l’originaria pavimentazione in ciottoli. Sulla mensola marmorea di quest’ultima sono scolpiti un animale dalla lunga coda – forse una volpe – e un labirinto.

La Piazza di Sopra è dominata dalla presenza del campanile, riadattato su una precedente torre, la cosiddetta Torre di Guinigi che si fa risalire ai primi del ‘400, quando Paolo Guinigi – signore di Lucca e marito di Ilaria del Carretto – comprò Ortonovo dai Visconti. Tuttavia secondo un’altra ipotesi la torre risalirebbe a un’epoca più tarda e cioè al periodo di dominazione del Banco di S. Giorgio alla fine del ‘400. Del castello di cui faceva parte restano tracce di antiche mura verso la Chiesa di S. Lorenzo, edificata nel ‘600 probabilmente sul sito in cui sorgeva la fortificazione.


Chiesa dei Santi Lorenzo
E Martino                          Edificata tra il 1621 e il 1645. Sulla facciata barocca si trovano le statue dei santi titolari.

Casa di Ceccardo di
Roccatagliata
Ceccardi                            Il poeta Ceccardi, nato a Genova nel 1871, visse qui a Ortonovo nel palazzo della nobile famiglia genovese dei Ceccardi sino ai primi anni della giovinezza.
                                            Il poeta fondò a Carrara il cenacolo ‘La Repubblica d’Apura’ e ottenne una certa popolarità con la raccolta ‘Sonetti e poemi’, del 1910. Morì a Genova nel 1919.

Santuario del Mirteto      Sorge a m 302 s.l.m su un contrafforte del Monte Boscaccio. Qui si trovava già un oratorio appartenente alla Confraternita dei Disciplinanti, dedicato a S. Maria e costruito verso la fine del XV sec. Il santuario, dedicato alla Vergine Addolorata, è stato costruito dall’architetto lucchese Ippolito Marcello. Sulla facciata molto semplice e austera notiamo materiale marmoreo di reimpiego, proveniente dall’antica Luni.





3 – NICOLA (comune di Ortonovo)

Nicola, come altri borghi collinari della zona, è da considerarsi “erede” della città di Luni. Tra il 600 e il 610 d.C il geografo bizantino Giorgio Ciprio compila una lista delle fortificazioni edificate in quegli anni dai bizantini, per contrastare l’avanzata dei Longobardi; fra queste cita anche il Kastron chiamato Mikauria, situato sul colle ove oggi sorge Nicola. Il toponimo Nicola sembrerebbe  infatti derivare dal bizantino  Mica Aurea, “miniera d’oro” (e effettivamente in epoca bizantina venne sfruttata ed esaurita una cava di calcopirite aurifera, ancora visibile sotto il cimitero) e da lì Micoria, Nicoria, e in ultimo Nicola.
Nel 643 l’ondata longobarda che devasta il territorio sembra cancellare anche il castello di Mikauria.
Il diploma di Ottone del 963 ci dà di nuovo notizia di questi territori. Nicola, inserita tra i possedimenti vescovili, dimostra vitalità e autonomia già dal XI sec.
Intorno al 1219  Nicola ha la supremazia sui territori di “Supraluna”. Il 10 marzo 1237 ottiene dal vescovo Guglielmo gli statuti e nel 1273 diventa  parrocchia autonoma.
Nel XIV sec. è annoverata tra i castelli sottomessi a Lucca. Successivamente si darà in accomandigia al comune di Sarzana, postosi a sua volta sotto la protezione dei pisani. Dopo alterne vicende, il 14 maggio 1397 i sindaci di Nicola giurano fedeltà a Gian Galeazzo Visconti che la terrà in pugno, con tutta la Lunigiana, fino al XV secolo.
Nel 1406, dopo una sanguinosa guerra civile seguita alla crisi dei Visconti, entra nell’orbita fiorentina. Di nuovo coinvolta nella guerra tra Firenze e Lucca, nel 1430 Nicola viene messa a fuoco e saccheggiata dalle truppe del condottiero Niccolò Piccinino, in quegli anni a servizio di Filippo Maria Visconti, Duca di Milano, impegnato nella guerra contro i fiorentini.
Con la morte di Lorenzo il Magnifico nel 1492 finisce la dominazione. Nel 1562 Nicola passa infatti al Banco di S. Giorgio e quindi, definitivamente, alla Repubblica di Genova. Con altri castelli della Bassa Val di Magra viene perciò sottoposta a Sarzana, sede di commissariato. La dominazione genovese fu caratterizzata da problemi legati alla salvaguardia del proprio territorio e infatti alla fine del XVII sec. Nicola perde definitivamente le terre di Luni a favore di Sarzana (questione della “Marinella”).
Nel 1806 il Comune di Nicola venne soppresso e unito a quello di Ortonovo, per effetto delle nuove riforme volute da Napoleone per una migliore suddivisione dell’Impero.

Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo
La cappella originaria fu probabilmente costruita dai bizantini nei sec. VI-VII, come ringraziamento per la conquista di Luni.
La Chiesa fu ricostruita dai profughi lunensi nell’XI sec. sui ruderi della cappella castrense, conservandone lo stesso nome.
Alla fine del ‘500 viene restaurata e allungata di alcuni metri verso la piazza. Nel ‘700 fu nuovamente ristrutturata. Negli ultimi vent’anni si è cercato di  recuperarla, per impedirne la chiusura al culto.
La chiesa era ad un’unica navata, ma con l’apertura laterale relativamente recente dei transetti (cappelle del Rosario e dei Sacramenti) è diventata a croce latina; l’edificio, la cui facciata è del 1759, è in stile  prevalentemente Barocco.

All’interno, sull’Altare della S. Annunziata, una tela interessante che rappresenta l’Annunciazione e i Santi Francesco da Paola e Antonio, commissionata nel 1666 dalla famiglia Pucci alla pittrice Francesca Prandini.

L’ Altare maggiore è un’opera marmorea Seicentesca. Ai lati del presbiterio pregevoli altorilievi cinquecenteschi in marmo, raffiguranti i Dodici Apostoli, opera dello scultore di Carrara Francesco del Mastro..

Sull’altare del Rosario una lapide affissa  sul lato sinistro ricorda la donazione delle reliquie di S. Guglielmo, da parte del principe Cybo-Malaspina di Massa nel 1685.

Importante, sull’ Altare della Madonna del Suffragio (adesso del Crocifisso),  è la croce su tavola del XIII sec., attribuibile a un maestro pisano-lucchese, da porsi al seguito di una cultura più bizantineggiante raffinata e preziosa.

La decorazione ad affresco risalente al XVIII sec. pone Nicola nel panorama più vasto della pittura lunigianese del XVIII sec., nella quale spicca l’ opera di artisti piacentini.


Camminando per il borgo consigliamo di non perdere le numerose icone marmoree (maestà) affisse un po' ovunque sulle case, nelle quali ricorre molto spesso la figura di S. Guglielmo, segno della grande devozione che i Nicolesi ebbero per questo Santo.




4 – CASTELNUOVO MAGRA

Borgo medievale, la cui struttura mostra chiaramente che l’insediamento si sviluppò in più fasi edilizie.
L’abitato è infatti diviso in due parti:
-        il Castrum Vetus (XII sec.), corrispondente alla zona del ‘Borghetto’, intorno alla chiesa parrocchiale di S. Maria Maddalena;
-        il Castrum Novum (XIII sec.), che corrisponde all’espansione difensiva e residenziale costituita dalle quattro strade parallele (Via Roma, Via Dante, Via Sottoportici, Via Veneto) e che culmina con il palazzo Vescovile (oggi chiamato ‘il castello’), in direzione opposta alla chiesa.

L’itinerario di visita comprende:

-        passeggiata per le vie principali del borgo (Via Dante, su cui si affacciano i palazzi signorili; Via Roma, con le maestà ancora in collocazione originaria; Via Sottoportici, antico asse di penetrazione al colle);
-        visita ai resti del palazzo vescovile costruito nel 1273  (il Castello) all’estremità settentrionale del borgo, in posizione molto panoramica. Pur essendo oggi un rudere (rimangono in piedi la Turris Magna, edificata nella prima fase edilizia dell’edificio e ristrutturata dai fiorentini e la torre circolare di fattura genovese), si ‘leggono’ bene le fasi di costruzione di quella che fu la residenza dei vescovi-conti, poi fortilizio fiorentino e genovese;
-        visita alla secentesca parrocchiale di S. Maria Maddalena, località il Borghetto, edificata nel sito dove sorgeva anticamente una fortezza detta di S. Maria, con chiesetta castrense (XII sec.). Addossato alla chiesa: l’oratorio dei Rossi (un altro oratorio, detto dei Bianchi, si trova in un vicolo sottostante la chiesa principale);
-        visita al palazzo comunale, l’ottocentesco palazzo Amati-Ingolotti-Cornelio (costruito in parte ristrutturando una porzione di edificio più antica e in parte edificando ex-novo). Nonostante la residenza storica sia oggi utilizzata come sede del governo locale, è possibile comunque visitare l’androne, la piccola cappella privata (attuale ufficio anagrafe) e la sala di rappresentanza (attuale sala del consiglio). Nelle cantine voltate che furono del palazzo ha sede oggi l’Enoteca Pubblica della Liguria e della Lunigiana. Qui si possono vedere ancora oggi le ‘tine’, vasche in marmo di Carrara in cui veniva conservato l’olio. Sul retro: giardino terrazzato di pertinenza dell’antico palazzo - con vista sulla valletta interna di Marciano e sulla piana di Luni lato Toscana - uno dei tanti giardini pensili o terrazzati dello sviluppo urbanistico settecentesco.

5 – SARZANA

Sarzana si trova sulla parte orientale del fiume Magra, nel punto dove la statale della Cisa si incontra con la via Aurelia. Può essere considerata a giusto titolo la ‘capitale’ naturale della Lunigiana storica, ruolo di centralità che le viene direttamente dall’antica Luni. Nel 1204 venne infatti trasferita da Luni a Sarzana la sede della diocesi (Luni ebbe anche una lunga e feconda fase cristiana; era infatti una delle tappe fondamentali del pellegrinaggio lungo la Romea).
Il nome di Sarzana compare per la prima volta in un diploma dell’Imperatore Ottone I del 19 maggio 963, che riconosceva ai vescovi di Luni il possesso del ‘Castrum Sarzanae’, situtato dove sorge oggi  la fortezza di Sarzanello.
Il borgo invece si sviluppò più a valle, favorita dal progressivo abbandono della vicina Luni.
Le diverse dominazioni che subì nei secoli hanno lasciato numerose tracce storiche e artistiche di pregio.

L’itinerario, che parte dalla cosiddetta Porta Romana o Pisana può comprendere:

-        passeggiata lungo la via principale della città, Via Mazzini, il cui percorso corrisponde all’Aurelia antica e su cui si affacciano le facciate di palazzi signorili del XVIII e XIX sec. Sul suo percorso s’incontra:
piazza Garibaldi, in origine orto del convento delle Clarisse; il teatro degli Impavidi; la chiesa (in antico cattedrale, oggi con cattedrale della Diocesi La Spezia Sarzana Brugnato) di S. Maria; la chiesa di S. Andrea. La strada sfocia direttamente nella centrale piazza Matteotti, su cui si affaccia il palazzo comunale (ristrutturazione del cinquecentesco palazzo Roderio); sul lato opposto porticato medievale;
-        passeggiata lungo alcuni vicoli dell’insediamento più antico: Via Mascardi o Via Fiasella (vie degli antiquari);

Emergenze architettoniche:

-        la ‘cittadella’, edificio difensivo fatto costruire da Lorenzo il Magnifico sulle rovine della precedente fortezza ‘Firmafede’, eretta dai pisani nel 1249;
-        museo diocesano, ospitato nell’oratorio della Misericordia;
-        concattedrale di S. Maria Assunta (edificata in più fasi costruttive a partire dall’antica pieve di S. Basilio): all’interno numerose opere, tra le quali il crocifisso ligneo di Mastro Guglielmo, del 1138, prototipo delle croci dipinti toscane e diversi dipinti di Domenico Fiasella, detto ‘il Sarzana’;
-        chiesa di S. Andrea, edificata in diverse fasi costruttive a partire dall’XI sec.
-        chiesa di S. Francesco e annesso chiostro,
-        la fortezza di Sarzanello, sul colle che domina la città, edificata nel sito dove sorgeva l’antico Castrum Sarzanae. Ristrutturata nel ‘400 dai fiorentini.



villa Romana di Bocca di Magra


ITINERARI BASSA VAL DI MAGRA (BASSA LUNIGIANA)
(Comune di Ameglia)

*VILLA ROMANA DI BOCCA DI MAGRA

Sulla riva destra del fiume Magra sono visibi li i resti di una villa marittima romana, che doveva affacciarsi sull'antico portus. Queste villae marittimae, residenze signorili distribuite lungo le coste della penisola in particolare su quelle tirreniche, furono al contempo luoghi ameni di soggiorno e centri di attività agricole e commerciali. A questo proposito è utile ricordare l'altra villa presente sul territorio spezzino e cioè la Villa del Varignano nel Golfo delle Grazie. In questo caso agli ambienti residenziali piuttosto lussuosi si aggiungeva una parte rustica, principalmente finalizzata alla produzione olearia. Ciò che caratterizza questa residenza sono infatti le tracce lasciate da torchi oleari, nei quali veniva lavorato il raccolto proveniente dall'uliveto distribuito nel fundus collinare dove la villa era collocata, affacciata sull'approdo marino che consentiva una facile commercializzazione del prodotto finale: l'olio.
La Villa di Bocca di Magra era disposta su terrazze degradanti a mare, assecondando la natura rocciosa del pendio e della scogliera oggi interrata. La parte meglio conservata è l'impianto termale dell'abitazione, che si trova nell'area orientale dell'edificio. Nonostante la scarsità di informazioni circa lo scavo, è possibile ricostruire una "storia edilizia" dell'edificio che va dal I sec. a.C. fino al IV d.C.. Non è facile capire la destinazione di alcuni dei vani parzialmente conservati. Nell'estremità meridionale sono tuttavia riconoscibili due ambienti quadrangolari con ingressi simmetrici, che si aprivano su uno spazio prospiciente un possibile porticato, il quale si affacciava direttamente sul mare.  
Gli ambienti riconoscibili sono quelli che dovevano avere una funzione termale, come per esempio il vano  absidato pavimentato con malta idraulica (cocciopesto) e il calidarium o sala per il bagno caldo, il cui pavimento sospeso (suspensura), sorretto cioè da pilastrini (pilae) è costruito con mattoni che portavano il bollo circolare di C. Iulius Antimachus, il che fa datare il vano o il suo restauro al I sec. d.C. Altro ambiente termale riconoscibile è quello adiacente, cioè il tepidarium (ambiente a temperatura media).
I bagni pubblici si diffondono a Roma a partire dal III sec. a.C., sostituendo le abluzioni domestiche effettuate con tinozze e catini in un piccolo vano, spesso posto vicino alla cucina di cui sfruttava il calore. Solo le case delle classi abbienti si dotarono di ambienti termali privati.
In origine il sistema di riscaldamento si basava sull'uso di bracieri; a partire invece dal I sec. a.C. vennero introdotti l'hypocaustume e il praefurnium per una più uniforme distribuzione del calore.
Nella Villa di Bocca di Magra si vede bene il calidarium (sotto la tettoia) con il sistema di riscaldamento mediante forno a legna sottostante il pavimento della vasca (sono ben visibili dalla strada le pilae che sospendono il pavimento), alimentato da un condotto, il praefurnium. Da questa intercapedine veniva ceduto calore al pavimento della vasca e lungo le pareti del vano, grazie a intercapedini lungo le pareti.
Tra i reperti trovati: olle, tegami, mortai, anfore, vasellame da mensa, frammenti di lucerne e di recipienti in vetro. Particolarmente pregiato un frammento di coppa in vetro "millefiori", conservato nel Museo Principale di Luni. La ricercatezza della villa  è attestata dai numerosi lacerti di intonaco affrescato, dai rinvenimenti di vetri di finestra e dall'utilizzo del marmo quale materiale da rivestimento, il che significa che i proprietari dovevano essere particolarmente ricchi. Forse pertinente alla villa è una struttura in conglomerato cementizio in origine situato sulla scogliera, oggi inglobato in uno stabilimento balneare. Si tratta del cosiddetto "angelo" (angulus), tradizionalmente chiamato "pilastro" del quale sono state date diverse interpretazioni: si trattava forse di una struttura portuale o di un faro. Si tratta di due enormi massi sovrapposti a emplecton, probabilmente parte di una struttura appartenente al porto o base di fanali di segnalazione. Uno gemello doveva trovarsi sulla Torre della marina a Luni, segnando così l'avamporto della colonia. D'altro canto angulus significa anche 'seno di mare'.(da ufficio turismo di Castelnuovo Magra)