Grande weekend di festa alla Spezia, in occasione della tradizionale Fiera di San Giuseppe, in programma per le vie e le piazze della città con stand e bancarelle da sabato 17 fino a lunedì 19 marzo, dalle 08.00 alle 20.00. Il clou degli avvenimenti è proprio sabato 17, con l'edizione 2012 della Notte Bianca. Musica dal vivo, dj set e aperitivi in piazza sono le parole d'ordine della serata: alle ore 22.30, piazza Garibaldi si trasforma in un grande palcoscenico per il concerto live del gruppo partenopeo degli Almamegretta, che vedranno alla guida lo storico frontman Raìz. Spostandosi in piazza Fanigliulo, alle ore 22.00, la musica continua con lo spettacolo Una piazza per le canzoni di Franco, dedicato al cantautore spezzino Franco Fanigliulo. E ancora concerti e spettacoli in giro per il centro. Qui il programma completo della Notte Bianca.
Tanta musica ma anche cultura, in occasione della Notte Bianca spezzina. Sabato 17 tutti i principali musei rimangono aperti fino alle 21.00. Oltre alla possibilità di ammirare le opere d'arte, le sale del Camec, in piazza Battisti, ospitano, alle ore 21.30 lo spettacolo teatrale Il gallerista, interpretato da Maria Galasso e Ivano Malcotti.
Anche i più piccoli possono usufruire delle stanze museali, passando una notte tra le opere d'arte, muniti di sacco a pelo, a partire dalle ore 21.00, con l'iniziativa Notte al Camec (info: 0187 734593). Anche durante il pomeriggio di sabato 17 marzo, alle ore 16.00, i bimbi possono divertirsi con il laboratorio ludico-creativo Metti il gioco in arte, al Museo Lia in via del Prione 234, mentre domenica 18 marzo, le iniziative continuano alle ore 16.00, con l'appuntamento Il collezionista di uova, al Museo Etnografico di via del Prione 156.
La festa di San Giuseppe non è l'unico evento in agenda alla Spezia. Da sabato 17 fino a domenica 25 marzo si svolgerà, infatti, all'interno dello spazio espositivo Speziaexpò di via del Canaletto, la Fiera Campionaria Città della Spezia, l’esposizione dei settori industriale, commerciale, artigianale e agricolo che rimane aperta al pubblico dalle 10.00 alle 19.30 nei giorni festivi e dalle 15.30 alle 19.30 nei giorni feriali (ingresso 5 Eu, info: 0187 513131).
Chi ha voglia di divertirsi e di uscire per apprezzare i primi scampoli di primavera può già approfittare delle iniziative di venerdì 16 marzo. Si parte alle 22.30 con la musica live del gruppo rock spezzino King Mastino, sul palco dello Shake Club di via Valdilocchi 9 alla Spezia.
Chi vuole trascorrere la serata immaginando i paradisi africani può darsi appuntamento al centro giovanile Diama Ruggiero, in via Monteverdi 117, per l'iniziativa Con-fusion per fonderci senza confonderci: dalle ore 19.00 sono in programma stage di danza afro e concerti dal vivo, il tutto coronato da una cena etnica (ingresso 20 Eu, 15 Eu per i soci, info: 346 3619001).
Venerdì 16 marzo, alle ore 21.00, gli appassionati di teatro si daranno appuntamento all'Astoria di Lerici in via Nino Gerini 18 per lo spettacolo Vecchia sarai tu, interpretato dall'attrice Antonella Questa. Sul palco le storie di tre donne che affrontano in maniera diversa l'inesorabile avanzare dell'età, tra gioie e dolori.
La musica si fonde con la letteratura, venerdì 16 marzo alle ore 19.00, presso circolo arci Origami di via Manzoni 39/41 alla Spezia: Jessica Dainese presenta il suo libro Le Ragazze del Rock.
Pomeriggio di letture anche quello di sabato 17: alle 17.45, presso la Sala Consiliare di piazza Bacigalupi 9 a Lerici si svolge un reading dedicato alla poesia russa a cura di Angelo Tonelli, Un certo futuro rimbombo; alle ore 18.00, alla libreria Ricci di via Chiodo alla Spezia viene presentato Superzelda. La vita disegnata di Zelda Fitzgerald, di Tiziana Lo Porto, dedicato alla vita della scrittrice statunitense, moglie di Francis Scott Fitzgerald.
Non possono mancare, infine, gli eventi dedicati alla buona tavola: venerdì 16 marzo, alle ore 20.30, per l'iniziativa Lerici a tavola che ha come obiettivo quello di far conoscere ai buongustai le specialità dell'estremo levante ligure attraverso un tour gastronomico nei ristoranti della zona si cena nelle sale dell'Hotel del Golfo in via Nino Gerini 37 a Lerici, tra piatti di mare e di terra.
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sabato 17 marzo 2012
giovedì 8 marzo 2012
itinerari Bassa Val di Magra
ITINERARI COLLINE MARINE
Bassa Val di Magra
(Bassa Lunigiana)
PROVINCIA DELLA SPEZIA
A cura dell’Ufficio I.A.T
Assessorato al Turismo
Comune di Castelnuovo Magra
Tel. 0187
693306 – ufficioturismo@castelnuovomagra.com
Assessorato 0187 693837 –
turismoesport@castelnuovomagra.com
- LUNI ZONA ARCHEOLOGICA
- ORTONOVO
- NICOLA
- CASTELNUOVO MAGRA
- SARZANA
1 - LUNI
ZONA ARCHEOLOGICA
(Museo Nazionale)
Chiuso il lunedì – il 25 dicembre – il 1 gennaio –
il 1 maggio
Orario: dalle 9.00 alle 19.00
Sito archeologico dell’antica LUNA, colonia romana
fondata nel 177 A.C e diventata celebre in età imperiale grazie all’escavazione
del marmo ‘lunense’ (oggi ‘carrara’) dalle vicine cave sulle Alpi Apuane. In
età cristiana sede di diocesi, verrà definitivamente abbandonata nel 1204 (data
ufficiale del trasferimento della sede vescovile a Sarzana).
Itinerario interno: comprende un percorso attraverso gli scavi
e la visita ai siti museali, costituiti dal Museo Principale e da altre sezioni
museali distaccate, ospitate nei casali Fabbricotti (edifici giallo ocra).
Scavi
Aree Pubbliche Aree
Private
- Forum -
Domus degli Affreschi
- Area Capitolina -
Domus Settentrionale
- Grande Tempio (ded. alla dea Luna) - Domus dei mosaici
- Basilica Civile -
Domus di Oceano
- Tempio di Diana (scavi in corso)
Museo
Principale edificio della fine
degli anni ’60.
Posto
sull’area capitolina, attesta le diverse fasi di vita dell’insediamento con
reperti provenienti dall’edilizia pubblica e privata:
sezione statuaria; sezione reperti ceramici;
sezione mista: anfore, reperti in vetro;
reperti bronzei, avori, pietre e numismatica.
Casali
Fabbricotti case coloniche ottocentesche
di proprietà Fabbricotti (celebre magnate del marmo, proprietario di cave e, fino agli anni ’20
del XIX sec., della Tenuta di Marinella). Fu il promotore di scavi
archeologici, che gli permisero di realizzare una collezione di reperti esposta
originariamente nella sua Villa del Colombarotto, a Carrara (attuale Questura),
poi ceduta al Museo Civico della Spezia (oggi nel Castello di S. Giorgio).
I
casali furono costruiti sfruttandoin parte le fondamenta delle abitazioni
dell’antico insediamento.
Casale
Fontanini Sezione epigrafica.;
sono visibili i resti della
Domus Settentrionale sulle cui fondamenta l’edificio è stato costruito.
Casale
Caleo Sezione dell’edilizia
privata: affreschi, mosaici, reperti che attestano la continuità abitativa fino
all’epoca alto-medievale.
Casale
Maurino Sezione del
Grande Tempio: edificio sacro dedicato alla divinità lunare, che dava il nome
alla città.
Anfiteatro Edificio i cui resti sono visibili nel
suburbio orientale, fuori dall’area archeologica. Osserva dunque un orario
particolare, di cui prendere visione alla biglietteria.
2
– ORTONOVO
Sulla
sommità di un colle a 283 m. s.l.m, l’insediamento è a forma di ferro di
cavallo e si avvolge intorno al polo emergente della Chiesa che ha sostituito
una fortificazione antica. Di questa fu riutilizzato il torrione,
trasformandolo in campanile. L’originaria circolarità del borgo si è comunque
modificata, a casa della sua più recente espansione.
Fondato
tra l’XI e il XII, Ortonovo inizialmente faceva parte dei territori dipendenti
dalla Corte di Iliolo, sottoposti alla giurisdizione vescovile. Il sito era già
conosciuto prima del 1000 per la bella posizione e la salubrità dell’aria.
Citato in un documento del 997 d.C. con il nome di Corficiano, è nel XIII sec.
che lo troviamo per la prima volta con il nome attuale di Ortonovo.
Acquistato
nel 1404 da Paolo Guinigi, nel 1467 si sottometterà invece alla Signoria
fiorentina, per poi passare definitivamente nel 1495 al Banco di S. Giorgio di
Genova.
Nel
XVIII secolo Ortonovo con la vicina Nicola perde la contesa che lo opponeva a
Sarzana, per il possesso delle terre emerse della piana di Luni (questione
‘della Marinella’).
Due
sono le porte di accesso:
quella
principale si apre sulla Piazza della Chiesa (Piazza di Sotto);
la seconda, a livello inferiore e rivolta verso la valle del fiume Parmignola a
nord, si apre su una stradina che scende ai campi, con l’originaria
pavimentazione in ciottoli. Sulla mensola marmorea di quest’ultima sono
scolpiti un animale dalla lunga coda – forse una volpe – e un labirinto.
La
Piazza di Sopra è dominata dalla presenza del campanile, riadattato su
una precedente torre, la cosiddetta Torre di Guinigi che si fa risalire ai
primi del ‘400, quando Paolo Guinigi – signore di Lucca e marito di Ilaria del
Carretto – comprò Ortonovo dai Visconti. Tuttavia secondo un’altra ipotesi la
torre risalirebbe a un’epoca più tarda e cioè al periodo di dominazione del
Banco di S. Giorgio alla fine del ‘400. Del castello di cui faceva parte
restano tracce di antiche mura verso la Chiesa di S. Lorenzo, edificata nel
‘600 probabilmente sul sito in cui sorgeva la fortificazione.
Chiesa
dei Santi Lorenzo
E
Martino Edificata tra il 1621
e il 1645. Sulla facciata barocca si trovano le statue dei santi titolari.
Casa
di Ceccardo di
Roccatagliata
Ceccardi Il poeta Ceccardi, nato a Genova nel
1871, visse qui a Ortonovo nel palazzo della nobile famiglia genovese dei
Ceccardi sino ai primi anni della giovinezza.
Il
poeta fondò a Carrara il cenacolo ‘La Repubblica d’Apura’ e ottenne una certa
popolarità con la raccolta ‘Sonetti e poemi’, del 1910. Morì a Genova nel 1919.
Santuario
del Mirteto Sorge a m 302 s.l.m su un contrafforte del
Monte Boscaccio. Qui si trovava già un oratorio appartenente alla Confraternita
dei Disciplinanti, dedicato a S. Maria e costruito verso la fine del XV sec. Il
santuario, dedicato alla Vergine Addolorata, è stato costruito dall’architetto
lucchese Ippolito Marcello. Sulla facciata molto semplice e austera notiamo
materiale marmoreo di reimpiego, proveniente dall’antica Luni.
3
– NICOLA (comune di Ortonovo)
Nicola, come altri borghi
collinari della zona, è da considerarsi “erede” della città di Luni. Tra il 600
e il 610 d.C il geografo bizantino Giorgio Ciprio compila una lista delle
fortificazioni edificate in quegli anni dai bizantini, per contrastare
l’avanzata dei Longobardi; fra queste cita anche il Kastron chiamato Mikauria,
situato sul colle ove oggi sorge Nicola. Il toponimo Nicola sembrerebbe infatti
derivare dal bizantino Mica Aurea, “miniera d’oro” (e
effettivamente in epoca bizantina venne sfruttata ed esaurita una cava di
calcopirite aurifera, ancora visibile sotto il cimitero) e da lì Micoria, Nicoria, e in ultimo Nicola.
Nel 643 l’ondata longobarda
che devasta il territorio sembra cancellare anche il castello di Mikauria.
Il diploma di Ottone del 963
ci dà di nuovo notizia di questi territori. Nicola, inserita tra i possedimenti
vescovili, dimostra vitalità e autonomia già dal XI sec.
Intorno al 1219 Nicola ha la supremazia sui territori di
“Supraluna”. Il 10 marzo 1237 ottiene dal vescovo Guglielmo gli statuti e nel
1273 diventa parrocchia autonoma.
Nel XIV sec. è annoverata
tra i castelli sottomessi a Lucca. Successivamente si darà in accomandigia al
comune di Sarzana, postosi a sua volta sotto la protezione dei pisani. Dopo
alterne vicende, il 14 maggio 1397 i sindaci di Nicola giurano fedeltà a Gian
Galeazzo Visconti che la terrà in pugno, con tutta la Lunigiana, fino al XV
secolo.
Nel 1406, dopo una
sanguinosa guerra civile seguita alla crisi dei Visconti, entra nell’orbita
fiorentina. Di nuovo coinvolta nella guerra tra Firenze e Lucca, nel 1430
Nicola viene messa a fuoco e saccheggiata dalle truppe del condottiero Niccolò
Piccinino, in quegli anni a servizio di Filippo Maria Visconti, Duca di Milano,
impegnato nella guerra contro i fiorentini.
Con la morte di
Lorenzo il Magnifico nel 1492 finisce la dominazione. Nel 1562 Nicola passa
infatti al Banco di S. Giorgio e quindi, definitivamente, alla Repubblica di
Genova. Con altri castelli della Bassa Val di Magra viene perciò sottoposta a
Sarzana, sede di commissariato. La dominazione genovese fu caratterizzata da
problemi legati alla salvaguardia del proprio territorio e infatti alla fine
del XVII sec. Nicola perde definitivamente le terre di Luni a favore di Sarzana
(questione della “Marinella”).
Nel 1806 il Comune di Nicola
venne soppresso e unito a quello di Ortonovo, per effetto delle nuove riforme
volute da Napoleone per una migliore suddivisione dell’Impero.
Chiesa dei Santi Filippo
e Giacomo
La
cappella originaria fu probabilmente costruita dai bizantini nei sec. VI-VII,
come ringraziamento per la conquista di Luni.
La
Chiesa fu ricostruita dai profughi lunensi nell’XI sec. sui ruderi della
cappella castrense, conservandone lo stesso nome.
Alla
fine del ‘500 viene restaurata e allungata di alcuni metri verso la piazza. Nel
‘700 fu nuovamente ristrutturata. Negli ultimi vent’anni si è cercato di recuperarla, per impedirne la chiusura al
culto.
La
chiesa era ad un’unica navata, ma con l’apertura laterale relativamente recente
dei transetti (cappelle del Rosario e dei Sacramenti) è diventata a croce
latina; l’edificio, la cui facciata è del 1759, è in stile prevalentemente Barocco.
All’interno, sull’Altare
della S. Annunziata, una tela interessante che rappresenta l’Annunciazione e i
Santi Francesco da Paola e Antonio, commissionata nel 1666 dalla famiglia Pucci
alla pittrice Francesca Prandini.
L’ Altare maggiore è
un’opera marmorea Seicentesca. Ai lati del presbiterio pregevoli altorilievi
cinquecenteschi in marmo, raffiguranti i Dodici Apostoli, opera dello scultore
di Carrara Francesco del Mastro..
Sull’altare del Rosario una
lapide affissa sul lato sinistro ricorda
la donazione delle reliquie di S. Guglielmo, da parte del principe
Cybo-Malaspina di Massa nel 1685.
Importante, sull’ Altare
della Madonna del Suffragio (adesso del Crocifisso), è la croce su tavola del XIII sec.,
attribuibile a un maestro pisano-lucchese, da porsi al seguito di una cultura
più bizantineggiante raffinata e preziosa.
La decorazione ad
affresco risalente al XVIII sec. pone Nicola nel panorama più vasto della
pittura lunigianese del XVIII sec., nella quale spicca l’ opera di artisti
piacentini.
Camminando per il
borgo consigliamo di non perdere le numerose icone marmoree (maestà)
affisse un po' ovunque sulle case, nelle quali ricorre molto spesso la figura
di S. Guglielmo, segno della grande devozione che i Nicolesi ebbero per questo
Santo.
4
– CASTELNUOVO MAGRA
Borgo
medievale, la cui struttura mostra chiaramente che l’insediamento si sviluppò
in più fasi edilizie.
L’abitato
è infatti diviso in due parti:
-
il Castrum Vetus (XII sec.), corrispondente alla zona del ‘Borghetto’,
intorno alla chiesa parrocchiale di S. Maria Maddalena;
-
il Castrum Novum (XIII sec.), che corrisponde all’espansione difensiva
e residenziale costituita dalle quattro strade parallele (Via Roma, Via Dante,
Via Sottoportici, Via Veneto) e che culmina con il palazzo Vescovile (oggi
chiamato ‘il castello’), in direzione opposta alla chiesa.
L’itinerario di visita
comprende:
-
passeggiata per le vie principali del borgo (Via Dante, su cui
si affacciano i palazzi signorili; Via Roma, con le maestà ancora in
collocazione originaria; Via Sottoportici, antico asse di penetrazione al
colle);
-
visita ai resti del palazzo vescovile costruito nel 1273 (il Castello) all’estremità settentrionale
del borgo, in posizione molto panoramica. Pur essendo oggi un rudere (rimangono
in piedi la Turris Magna, edificata nella prima fase edilizia dell’edificio e
ristrutturata dai fiorentini e la torre circolare di fattura genovese), si
‘leggono’ bene le fasi di costruzione di quella che fu la residenza dei
vescovi-conti, poi fortilizio fiorentino e genovese;
-
visita alla secentesca parrocchiale di S. Maria Maddalena,
località il Borghetto, edificata nel sito dove sorgeva anticamente una fortezza
detta di S. Maria, con chiesetta castrense (XII sec.). Addossato alla chiesa:
l’oratorio dei Rossi (un altro oratorio, detto dei Bianchi, si
trova in un vicolo sottostante la chiesa principale);
-
visita al palazzo comunale, l’ottocentesco palazzo Amati-Ingolotti-Cornelio
(costruito in parte ristrutturando una porzione di edificio più antica e in
parte edificando ex-novo). Nonostante la residenza storica sia oggi utilizzata
come sede del governo locale, è possibile comunque visitare l’androne, la
piccola cappella privata (attuale ufficio anagrafe) e la sala di rappresentanza
(attuale sala del consiglio). Nelle cantine voltate che furono del palazzo ha
sede oggi l’Enoteca Pubblica della Liguria e della Lunigiana. Qui si
possono vedere ancora oggi le ‘tine’, vasche in marmo di Carrara in cui veniva
conservato l’olio. Sul retro: giardino terrazzato di pertinenza
dell’antico palazzo - con vista sulla valletta interna di Marciano e sulla
piana di Luni lato Toscana - uno dei tanti giardini pensili o terrazzati dello
sviluppo urbanistico settecentesco.
5 – SARZANA
Sarzana si trova sulla parte
orientale del fiume Magra, nel punto dove la statale della Cisa si incontra con
la via Aurelia. Può essere considerata a giusto titolo la ‘capitale’ naturale
della Lunigiana storica, ruolo di centralità che le viene direttamente
dall’antica Luni. Nel 1204 venne infatti trasferita da Luni a Sarzana la sede
della diocesi (Luni ebbe anche una lunga e feconda fase cristiana; era infatti
una delle tappe fondamentali del pellegrinaggio lungo la Romea).
Il nome di Sarzana compare
per la prima volta in un diploma dell’Imperatore Ottone I del 19 maggio 963,
che riconosceva ai vescovi di Luni il possesso del ‘Castrum Sarzanae’, situtato
dove sorge oggi la fortezza di Sarzanello.
Il borgo invece si sviluppò
più a valle, favorita dal progressivo abbandono della vicina Luni.
Le diverse dominazioni che
subì nei secoli hanno lasciato numerose tracce storiche e artistiche di pregio.
L’itinerario, che parte
dalla cosiddetta Porta Romana o Pisana può comprendere:
-
passeggiata lungo la via principale della città, Via Mazzini, il
cui percorso corrisponde all’Aurelia antica e su cui si affacciano le facciate
di palazzi signorili del XVIII e XIX sec. Sul suo percorso s’incontra:
piazza Garibaldi, in origine
orto del convento delle Clarisse; il teatro degli Impavidi; la chiesa
(in antico cattedrale, oggi con cattedrale della Diocesi La Spezia Sarzana
Brugnato) di S. Maria; la chiesa di S. Andrea. La strada sfocia
direttamente nella centrale piazza Matteotti, su cui si affaccia il palazzo
comunale (ristrutturazione del cinquecentesco palazzo Roderio); sul lato
opposto porticato medievale;
-
passeggiata lungo alcuni vicoli dell’insediamento più antico: Via
Mascardi o Via Fiasella (vie degli antiquari);
Emergenze architettoniche:
-
la ‘cittadella’, edificio difensivo fatto costruire da Lorenzo
il Magnifico sulle rovine della precedente fortezza ‘Firmafede’, eretta dai
pisani nel 1249;
-
museo diocesano, ospitato nell’oratorio della Misericordia;
-
concattedrale di S. Maria Assunta (edificata in più fasi costruttive a partire
dall’antica pieve di S. Basilio): all’interno numerose opere, tra le quali il
crocifisso ligneo di Mastro Guglielmo, del 1138, prototipo delle croci dipinti
toscane e diversi dipinti di Domenico Fiasella, detto ‘il Sarzana’;
-
chiesa di S. Andrea, edificata in diverse fasi costruttive a partire dall’XI sec.
-
chiesa di S. Francesco e annesso chiostro,
-
la fortezza di Sarzanello, sul colle che domina la città,
edificata nel sito dove sorgeva l’antico Castrum Sarzanae. Ristrutturata nel
‘400 dai fiorentini.
villa Romana di Bocca di Magra
ITINERARI BASSA VAL DI MAGRA (BASSA LUNIGIANA)
(Comune di Ameglia)
*VILLA ROMANA DI BOCCA DI MAGRA
Sulla riva destra del fiume Magra sono visibi li i resti di una villa marittima romana, che doveva affacciarsi sull'antico portus. Queste villae marittimae, residenze signorili distribuite lungo le coste della penisola in particolare su quelle tirreniche, furono al contempo luoghi ameni di soggiorno e centri di attività agricole e commerciali. A questo proposito è utile ricordare l'altra villa presente sul territorio spezzino e cioè la Villa del Varignano nel Golfo delle Grazie. In questo caso agli ambienti residenziali piuttosto lussuosi si aggiungeva una parte rustica, principalmente finalizzata alla produzione olearia. Ciò che caratterizza questa residenza sono infatti le tracce lasciate da torchi oleari, nei quali veniva lavorato il raccolto proveniente dall'uliveto distribuito nel fundus collinare dove la villa era collocata, affacciata sull'approdo marino che consentiva una facile commercializzazione del prodotto finale: l'olio.
La Villa di Bocca di Magra era disposta su terrazze degradanti a mare, assecondando la natura rocciosa del pendio e della scogliera oggi interrata. La parte meglio conservata è l'impianto termale dell'abitazione, che si trova nell'area orientale dell'edificio. Nonostante la scarsità di informazioni circa lo scavo, è possibile ricostruire una "storia edilizia" dell'edificio che va dal I sec. a.C. fino al IV d.C.. Non è facile capire la destinazione di alcuni dei vani parzialmente conservati. Nell'estremità meridionale sono tuttavia riconoscibili due ambienti quadrangolari con ingressi simmetrici, che si aprivano su uno spazio prospiciente un possibile porticato, il quale si affacciava direttamente sul mare.
Gli ambienti riconoscibili sono quelli che dovevano avere una funzione termale, come per esempio il vano absidato pavimentato con malta idraulica (cocciopesto) e il calidarium o sala per il bagno caldo, il cui pavimento sospeso (suspensura), sorretto cioè da pilastrini (pilae) è costruito con mattoni che portavano il bollo circolare di C. Iulius Antimachus, il che fa datare il vano o il suo restauro al I sec. d.C. Altro ambiente termale riconoscibile è quello adiacente, cioè il tepidarium (ambiente a temperatura media).
I bagni pubblici si diffondono a Roma a partire dal III sec. a.C., sostituendo le abluzioni domestiche effettuate con tinozze e catini in un piccolo vano, spesso posto vicino alla cucina di cui sfruttava il calore. Solo le case delle classi abbienti si dotarono di ambienti termali privati.
In origine il sistema di riscaldamento si basava sull'uso di bracieri; a partire invece dal I sec. a.C. vennero introdotti l'hypocaustume e il praefurnium per una più uniforme distribuzione del calore.
Nella Villa di Bocca di Magra si vede bene il calidarium (sotto la tettoia) con il sistema di riscaldamento mediante forno a legna sottostante il pavimento della vasca (sono ben visibili dalla strada le pilae che sospendono il pavimento), alimentato da un condotto, il praefurnium. Da questa intercapedine veniva ceduto calore al pavimento della vasca e lungo le pareti del vano, grazie a intercapedini lungo le pareti.
Tra i reperti trovati: olle, tegami, mortai, anfore, vasellame da mensa, frammenti di lucerne e di recipienti in vetro. Particolarmente pregiato un frammento di coppa in vetro "millefiori", conservato nel Museo Principale di Luni. La ricercatezza della villa è attestata dai numerosi lacerti di intonaco affrescato, dai rinvenimenti di vetri di finestra e dall'utilizzo del marmo quale materiale da rivestimento, il che significa che i proprietari dovevano essere particolarmente ricchi. Forse pertinente alla villa è una struttura in conglomerato cementizio in origine situato sulla scogliera, oggi inglobato in uno stabilimento balneare. Si tratta del cosiddetto "angelo" (angulus), tradizionalmente chiamato "pilastro" del quale sono state date diverse interpretazioni: si trattava forse di una struttura portuale o di un faro. Si tratta di due enormi massi sovrapposti a emplecton, probabilmente parte di una struttura appartenente al porto o base di fanali di segnalazione. Uno gemello doveva trovarsi sulla Torre della marina a Luni, segnando così l'avamporto della colonia. D'altro canto angulus significa anche 'seno di mare'.(da ufficio turismo di Castelnuovo Magra)
lunedì 5 marzo 2012
La Via Francigena
La via Francigena
Oltre ad Aulla, erano 3 le principali direttrici francigene: una portava a Santo Stefano di Magra lungo la sponda sinistra del torrente, passando dove sorgeva lo xenodocchio, l'ospedale gratuito dell'Anforara nei pressi del Santuario della Barcora (Caprioglia); una seconda parallela portava a Ponzano Magra e Sarzana, mentre una terza di carattere montano, passando per Bibola, arrivava fino al castello di Fosdinovo. Quest'ultima via (citata nella Chanson de geste) era considerata una "scorciatoia" per chi doveva raggiungere Luni e Lucca. Altra via romana dell'epoca, che oggi coincide con il percorso dell'autostrada, era quella che collegava Aulla con Stadano, Albiano Magra e Ceprana.
A Santo Stefano di Magra la via Francigena convergeva nella via Aurelia (via Aemilia Scauri), che attraverso il Passo del Bracco portava nella Liguria di ponente e costituiva un importante collegamento soprattutto per i pellegrini italiani diretti a Santiago de Compostela.
Fortificazioni visibili ancora oggi a Santo Stefano di Magra, testimoniano l'antica funzione di difesa e controllo dell'importante via di comunicazione.
Sotto il borgo di Capriglia si trovava uno dei guadi più pericolosi per l'attraversamento del Magra che qui era in prossimità della foce.
Questa era la via preferita da Spagnoli e Francesi per valicare le Alpi: attraverso il Passo del Moncenisio (al posto del Gran San Bernardo) passando per l'abbazia di Novalesa, la Sacra di San Michele, Avigliana, Rivoli e Torino, proseguivano poi per il Monferrato con Asti ed Alessandria, per poi valicare gli Appennini Liguri e raggiungere Genova attraverso Stazzano, Gavi, Voltaggio e il Passo della Bocchetta (772 m.).
A Sarzana la via proseguiva fino a Camaiore. In età medioevale i pellegrini si potevano imbarcare nel vicinissimo e importante Porto di Luni per raggiungere Roma via mare.
In età medioevale, il Porto di Luni iniziò a decadere, causa la malaria per l'impaludamento della zona e il definitivo abbandono del porto causato dall'interramento del mare. Sarzana diventò allora il centro più importante per questa importante via e subentrò a Luni come tappa più sicura rispetto all'antica città romana.
La Via Francigena
Da Aulla all’antica terra di Luni
L’antico borgo di Aulla era sede di una abbazia (ancora conservata) con annesso ospedale che fu presidio e centro religioso di grande importanza per la via Francigena. Sotto l’altare della cattedrale è stata rinvenuta la monumentale tomba di San Caprasio, monaco eremita morto nel 433, per rendere omaggio al quale risulta che il vescovo Sigerico abbia sostato ad Aulla. L’antico ed importante borgo e le sue limitrofe vie di comunicazione erano sovrastati e difesi dall’imponente Fortezza della Brunella eretta tra il XIV ed il XV secolo e straordinario esempio di architettura militare caratterizzata dalla cinta muraria quadrangolare ai cui vertici si trovano quattro possenti puntoni e difesa dal largo fossato e da ripide scarpate. Tuttavia la fortezza venne espugnata nel 1733 dagli spagnoli e nel Novecento è stata apprezzata dimora di celebri poeti e filosofi. Dal 1977 è stata acquistata dallo Stato italiano che l’ha affidata al comune di Aulla il quale l’ha destinata a museo di storia naturale della Lunigiana. Vicino ad Aulla, sulla sponda opposta del fiume, si trova Podenzana da visitare per il suo castello malaspiniano ed il santuario della Madonna della Neve. Proseguendo verso sud nel percorso fatto dal vescovo Sigerico arriviamo a Santo Stefano di Magra, appena dopo il confine tra la Toscana e la Liguria. L’antico borgo fortificato, per molto tempo sotto l’influenza dei vescovi-conti di Luni, fungeva da punto di ristoro per i pellegrini della via Francigena che volevano recarsi a Roma e di quelli in procinto di imbarcarsi da un porto ligure verso il Cammino di Santiago in Spagna; infatti qua erano presenti strutture di supporto ai viandanti come lo spizio della Confraternita di San Leonardo e la pieve di Santo Stefano de Cerreto. Da Santo Stefano di Magra la via Francigena seguiva il corso del fiume inoltrandosi nella piana di Luni, ma dopo il XII secolo, causa l’impaludamento della zona, il percorso si spostò più a monte attraversando i borghi di Burcione e Bibola con i loro castelli (oggi solo suggestive rovine), Ponzano Superiore e Falcinello con il castello della Brina (un tempo teatro di cruenti scontri tra Malaspina ed i vescovi-conti di Luni), per giungere all’attuale Sarzana. Il borgo, in posizione strategica per la presenza del fiume, del vicino porto di Luni e di alcune strade, diventò nel 1204 sede vescovile, acquisendo quindi notevole influenza sulle terre circostanti. La città era difesa da una imponente fortezza che si trova sul colle di Sarzanello che merita di essere visitata al pari della cattedrale di Santa Maria Assunta, la pieve di Sant’Andrea e la fortezza di Firmafede, detta la Cittadella, costruita dai Pisani. Dopo Sarzana, la via Francigena giunge a Luni, punto di riferimento per il pellegrinaggio segnalato dallo stesso vescovo Sigerico. Da qui partirono nel medioevo pellegrinaggi e spedizioni verso la Terrasanta (partì da qui la spedizione del conte di Tolosa Raimondo IV verso la prima crociata nel 1096), mentre il porto a forma di mezzaluna (da qui il toponimo del borgo) costituiva ideale imbarco per raggiungere le coste spagnole e giungere a Santiago di Compostela. Nata come importante colonia romana nel 177 a.C. su antichi insediamenti dei bellicosi Liguri-Apuani, la città fu più volte insidiata, attaccata e più volte distrutta da Longobardi, Normanni e Vichinghi decadde per l’insabbiamento del suo porto e l’impaludamento delle zone circostanti. Rimangono alcune rovine che mostrano la bellezza e la potenza di Luni che nei tempi antichi fu descritta anche dallo scrittore latino Plinio il Vecchio: l’imponente anfiteatro, le fondamenta del tempio di Diana, tratti di mura e di edifici del foro, la piscina delle terme (molti reperti ritrovati in zona sono ammirabili presso il museo archeologico) e la cattedrale di Santa Maria Assunta che custodivano le reliquie del Santissimo sangue e il Crocifisso di maestro Guglielmo, oggi custoditi nella cattedrale di Sarzana. Da Luni la via Francigena si dirigeva a sud toccando il borgo di Avenza (un tempo protetta da una fortezza della quale rimangono solo i ruderi), sfiorando le importanti città di Carrara e Massa che meritano di essere visitate per numerose attrazioni turistiche e culturali, in particolare per i castelli che i Malaspina utilizzarono come regali ed eleganti residenze e dirigendosi a Lucca attraverso la Versilia o, attraverso un percorso alternativo, attraverso la Garfagnana.
La Via Francigena..........Storia
La Via Francigena è storicamente la via che viene dalle "France". Anticamente con tale nome sono stati chiamati più percorsi che venendo da ovest entravano in Italia. I due percorsi principali e attualmente riscoperti e utilizzati dai pellegrini sono due vie che entrano in Italia. Una è quella utilizzata dai pellegrini che vanno e vengono dal Cammino di Santiago, dalla Spagna e dal sud della Francia: entrando dal Passo del Monginevro si percorre la Val di Susa e passati per Torino si arriva a Vercelli.
L'altra è la strada che percorrono i pellegrini che vengono dal nord della Francia e dall'Inghilterra e passando dal Passo del Gran S. Bernardo e Aosta arrivano anch'essi a Vercelli.Da lì la strada diventa una e si sviluppa lungo l'itinerario che passa da Pavia, Piacenza, Fidenza, Passo della Cisa, Pontemoli, Lucca, Siena, Bolsena, Viterbo, Roma.
A questi percorsi principali si può aggiungere una terza via che percorre la costa ligure partendo da Ventimiglia e che raggiunge il tracciato della Via Francigena a Sarzana, al confine tra Liguria e Toscana. Molti pellegrini stanno cominciando ad utilizzarla.
Molte sono naturalmente le tappe intermedie e ricche di storia della Via.
Radicofani (SI)
La Via Francigena viene nominata per la prima volta in un antico documento storico dell'876 che era conservato nell'Abbazia di S. Salvatore del Monte Amiata. In questo testo si cita la strada nel suo passaggio nella zona della Val D'Orcia, nella valle ove ora transita la via Cassia nel tratto sotto Radicofani, dalle parti della Posta di Ricorsi.
Cita il testo latino: "… per fossatu descendente usque in via Francisca".
Via Francisca, si parla di via Francisca, via Francigena. I monaci del monastero con questo atto danno in affitto a tal Gisalprando un podere che ha come confine un fossato che scende fino alla Via Francigena. Da sempre, per chi si occupa di storia, la prima citazione di qualcosa è importante; è quasi un atto di nascita, il primo manifestarsi. Già nell'876 quindi si sapeva che quella via veniva dalla Francia e portava viandanti e pellegrini fino a Roma e poi oltre, fino a Gerusalemme o nell'altra direzione fino a Santiago di Compostella. La strada era già viva e conosciuta e chiamata con il nome che ancora le diamo.
Per il pellegrino moderno la Via Francigena riserva oggi molte sorprese. È possibile camminare su bellissimi tratti e incontrare luoghi e persone straordinarie. Vale forse la pena sottolineare che l'Italia è un paese bellissimo ma pienamente comprensibile solo agli italiani. Anche per questo motivo bisogna avere una buona guida, scritta da italiani che conoscono i veri bisogni del pellegrino e capaci di scegliere le soluzioni più compatibili con una realtà così complessa.
Montefiascone (VT)
Il percorso è stato dettagliatamente descritto nel libro "Guida alla Via Francigena" di Monica D'Atti e Franco Cinti. La Via è stata percorsa varie volte, tutta a piedi, dagli autori che hanno cercato, nel rispetto del percorso storico, tutte le soluzioni più belle e logiche per il pellegrino che va a piedi. Purtroppo in molti tratti la Via non è ancora segnata e, spesso, cartelli turistici pensati per il turismo automobilistico, rischiano di ingannare il pellegrino che va a piedi o in bicicletta.Gli ospitali segnalati sono stati tutti contattati e/o visitati personalmente. Le novità, le indicazioni ed i suggerimenti vengono regolarmente pubblicati sul sito internet www.guidafrancigena.it tutte le volte che se ne ha notizia. La Via è "in cammino". Sta crescendo e si sta aprendo al vero pellegrino.
Sottolineiamo due aspetti importanti per chi vuole veramente percorrere la Via come pellegrino.
È importante sapere che un consistente gruppo di volontari che ha preso il nome di Custodi della Via sta segnalando con attenzione e a proprie spese la Via. I segnali sono un pellegrinetto giallo (tradurre con pellegrino giallo o piccolo pellegrino giallo ma lasceremo anche il termine in italiano perché è quasi un logo anche quello) con una freccia bianca verso Roma e gialla verso Santiago. Si è scelto infatti di indicare la Via in entrambe le direzioni perché i pellegrini la percorrono in entrambe le direzioni. È possibile trovare questi segnali da Chivasso fino a Lamporo e poi da Vercelli fino a S. Cristina (dopo Pavia) e ancora da Piacenza a Fornovo. Dalla Pieve di Bardone fino al Passo della Cisa esistono da tempo un'efficace segnaletica CAI della VF. Poi da Sarzana fino a Roma sarete accompagnati dai soliti pellegrinetti gialli.
L'altro fatto importante da conoscere è il tipo di ospitalità disponibile. In tutta Italia si possono trovare alberghi, pensioni e agriturismi. Gli indirizzi sono facilmente reperibili sulle guide turistiche di Italia e su internet nei vari siti dedicati al turismo. Per chi invece compie il suo cammino con lo spirito tradizionale del pellegrino sono stati trovati luoghi di ospitalità più consoni alla dimensione che ci si appresta a vivere. Sulla guida, e sulle pagine di aggiornamento nel sito internet www.guidafrancigena.it , sono riportati molti indirizzi di parrocchie o privati o case di vita religiosa che accolgono a titolo personale, e sono indicati con la sigla OP, che sta per ospitalità povera o al pellegrino (leggetela come volete), cioè per chi viaggia con sacco a pelo e con materassino. Il posto offerto può variare dal solo pavimento sotto un tetto ad un letto in una stanza o in un dormitorio. E' buona regola lasciare un'offerta anche dove non è chiesto niente. Consigliamo di telefonare sempre in anticipo, avvisando del proprio passaggio possibilmente un giorno o due prima. Molti luoghi non sono sempre immediatamente disponibili come sul Cammino di Santiago.
Si ricorda poi che il pellegrino deve avere spirito di adattamento, educazione e pazienza. Se quelli che passano dopo troveranno porte aperte o porte chiuse dipenderà da quelli che sono passati prima. La Via Francigena si costruisce anche così.
mercoledì 29 febbraio 2012
mappa Alpi Apuane
mappa alpi apuane
(Lucca)
- Camaiore
- Careggine
- Fabbriche di Vallico
- Gallicano
- Minucciano
- Molazzana
- Pescaglia
- Seravezza
- Stazzema
- Vagli Sotto
- Vergemoli
(Massa Carrara)
domenica 26 febbraio 2012
venerdì 24 febbraio 2012
Il Golfo dei Poeti
Golfo dei Poeti
Potrebbe sembrarti
una leggenda, una favola di altre epoche portata nel mondo dalle voci del
viaggiatori. Ti viene da pensare di non poterlo trovare ormai più il luogo che
ha cullato un mito così lontano e singolare. Eppure, dove il mare Mediterraneo,
il mare della nostra vita, si è fatto ancora più dolce e benigno così domestico
da raccogliersi come in un lago, una piccola terra di riviera conserva vivo un
segreto di molti secoli: è qui che la poesia ha trovato il suo orizzonte e la
sua casa. Tra le ombre rosate dei suoi borghi, nel blando movimento dei suoi
colli, oltre l'azzurro profondissimo del suo mare, questa terra apre discreta
ai tuoi passi il sogno miracolosamente intatto di Shelley Petrarca e Montale,
il mistero della perfetta armonia di un canto unisono tra l'uomo e il suo mare,
la sua terra. Un microcosmo unico, così vicino alle rotte consuete del turismo,
eppure così lontano dai luoghi comuni. Chi valica i suoi confini di ripide
falesie e altissime pinete, sa che ha inizio un viaggio di stupore e
meraviglia, ancora dopo tanti secoli un paesaggio che si insinua nello sguardo
sino a confondersi con l'anima di chi lo cammina. E' questo, il Golfo dei
Poeti, il Golfo della Spezia.
giovedì 23 febbraio 2012
mercoledì 22 febbraio 2012
martedì 21 febbraio 2012
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